Il coaching non è un intervento “extra”
Il coaching si occupa di persone, e le organizzazioni sono composte da persone.
Dopo aver lavorato come dipendente, freelance, titolare e oggi anche come coach, c’è un elemento che vedo avere un impatto diretto sull’efficacia delle organizzazioni: l’allineamento delle persone.
Le organizzazioni lavorano giustamente su modelli operativi, sistemi e processi per migliorare execution e performance.
Ma anche il sistema migliore deve fare i conti con una realtà semplice: 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 “𝗻𝗲𝘂𝘁𝗿𝗲” 𝗮𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼. Arrivano con dubbi, tensioni, insicurezze, ambizioni non chiarite. A volte non si sentono pienamente allineate al proprio ruolo, alle responsabilità e alla direzione. E tutto questo impatta nel modo in cui comunicano, decidono, collaborano.
"Good to Great" di Jim Collins parte da una domanda: perché alcune aziende passano da “buone” a “eccellenti”, mentre altre no?
Riassumendo, sono diventate grandi eccellenze grazie a leadership umile, selezione del personale ("prima le persone, poi le strategie") e un focus disciplinato su ciò che le persone sanno fare meglio.
Nella mia esperienza, questo si traduce in due elementi: responsabilità e direzione. Che, quando mancano, anche il miglior sistema entra in sofferenza.
Cosa possiamo fare affinché che le persone nei nostri team si sentano responsabili, coinvolte, presenti nel loro ruolo? Esistono diversi strumenti per supportare questo processo: formazione, team building, sistemi incentivanti.
L'esperienza, mia e di alcune persone con cui ho affrontato il tema, mi porta a pensare che queste attività possano senz'altro portare benefici, ma con il rischio che l'efficacia sia limitata e dopo un po' tutto torni come prima. Perché se le persone che hai bordo continuano a portarsi in azienda la zavorra descritta sopra, e non si lavora su quella, alla lunga quella prevale.
E’ per questo motivo che scelgo un approccio diretto: lavorare uno a uno, affiancare le persone per lavorare su talenti e criticità, desideri e paure, trasformando tutto questo in responsabilità e azione concreta nel proprio ruolo.
Quando cambia questo livello, cambia il modo in cui una persona lavora, le decisioni vengono prese più velocemente, le conversazioni diventano più dirette, le responsabilità vengono assunte, invece che evitate o rimandate.
E a quel punto, cambiano anche il team e i risultati.
𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗴 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 “𝗲𝘅𝘁𝗿𝗮”, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲.
Perché se non esiste uno spazio in cui le persone possano lavorare davvero su questi aspetti, il rischio è sempre lo stesso: le stesse dinamiche continuano a ripresentarsi.
È da qui che parto nel mio lavoro.